ciao Ines

©Maria Luisa Paolillo – ascolto

ciao Ines,
ricordi le nostre scorribande per la Brianza?
Quando venivo a prenderti a casa ti scusavi del disordine e volevi sempre offrirmi un caffè, qualunque ora fosse. Ogni oggetto, ogni circostanza era occasione per raccontarmi qualche episodio della tua vita, mentre io ti incalzavo con la preoccupazione di arrivare tardi all’appuntamento.
Nelle sale d’attesa, poi, trovavamo sempre un’assistente innamorata della Sicilia o lontana dalla sua terra con cui imbastire interminabili amarcord. All’infermiera addetta alla medicazione, invece, dicevi che io sì che dovevo entrare con te, perché io ero la sorella di tuo figlio. E ridevi di fronte al loro imbarazzato stupore.
E ricordi quella volta quando litigai con quel medico supponente? quello che ti aveva fatto aspettare troppo a lungo seduta su una rigida sedia e che poi non voleva poi dirmi com’era andata la visita perché secondo lui non ero tua parente? Come ti arrabbiasti quando lo sapesti!! Eri così arrabbiata che iniziasti a raccontarmi di non mi ricordo cosa, secondo una delle tue logiche, per me inarrivabili, associazioni, con tale fervore che io sbagliai la strada del ritorno. Ero arrabbiata con me stessa e mortificata perché l’auto ti faceva soffrire, e il lungo rientro dopo un pesante pomeriggio di visite ti aveva molto provata. Ma tu minimizzasti scusandoti invece del disturbo che mi davi ad accompagnarti in giro per ospedali, promettendomi che non avresti più parlato mentre io guidavo. Sapevamo entrambe che era una promessa che non avresti potuto mantenere, e il pomeriggio si concluse con una esilarante gara di scuse reciproche e l’immancabile tazzina di caffè.
Così la volta successiva, per farmi perdonare, dopo la visita in ospedale, ti portai a mangiare la pizza. Ho ancora di fronte a me il tuo sguardo luminoso come quello una bambina di fronte alla torta di compleanno. E come, nel raccontarmi interminabili storie infarcite da quanto fosse buona quella pizza, la facesti raffreddare fino a rendere gli ultimi pezzi immangiabili. Seguirono altre pizzate insieme, ma quella fu la pizza più buona e divertente. 

Certo, le circostanze dei nostri incontri non erano ludiche e tu ci mettevi del tuo stressandomi con le tue scuse e con i tuoi ringraziamenti o con qualche ricordo rancoroso. Ma sono io che devo ringraziare te, per quello che mi hai insegnato con i tuoi racconti e con la tua presenza. Qualcosa che non è riassumibile, qualcosa di umanamente bello che si è insediato in me e che lì resterà per sempre.

Ora, è il tempo del silenzio.
Se una notte, poi, vorrai venire a raccontarmi per una volta ancora la storia del tuo cognome, sai che ti ascolterò, parleremo dei nostri gatti e ne rideremo di nuovo insieme.

ciao Ines, e grazie

Lula

27.04.2021 


©Maria Luisa Paolillo-QueenFaee Studio – I protect my photos and my tests with Blockchain Technology  

8 commenti

    • struggente, sì …
      sono le cose di cui comprendi il vero valore solo quando le perdi e la cui perdita rimbomba come un improvviso tocco di campana nel silenzio a ricordarti il passare del tempo …
      grazie !!! 😊

      "Mi piace"

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