Provviste

Cees Nooteboom trad. Fulvio Ferrari 

 E quel pomeriggio si lasciarono il mondo alle spalle.

Lungo la srada spinifex, animali con nomi che assomigliavano

a fiori. Il sole era qualcuno che correva loro incontro,

solo all’imbrunire la volontà scemò un poco,

la strada sgusciò fuori dallo specchio, sensazione del già passato.

 

Ora dovevano trovare un posto per dormire,

disporre i loro corpi nudi

in uno spazio senza punti d’apoggio.

Tutto di loro invenzione, solitario

come l’inizio di qualcosa, dialogo

in una lingua ancora inesistente.

 

Colmare di presenza una stanza,

gesti, voci, domande.

Come vedere per la prima volta un angelo 

e sapere che non esiste,

le ali sfilacciate, sporche di polvere e di muffa,

con piume troppo vecchie per il volo.

 

Così era, più o meno, quando scese a la sera,

l’angelo si pettinò i capelli,

si sistemò le ali che non poteva

togliersi e si addormentò 

nell’unico letto.

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