L’olivo

Roberto Mussapi

Non ricordo più il numero delle potature, 

ricordo la nascita, le ferite, le visioni

Giovane e dritto, la corteccia liscia,

mi specchiavo nella buca scavata per irrigare.

Poi gli anni sempreverdi e i nuovi nodi,

e loro, nascere dopo anni e annunci di fiori,

verdi, poi rosso vinoso, poi neri,

li ho sentiti cadere, poi colpi di pertica o stanchezza,

frangere con la zappa e caricare maciullati 

su un carro diretto al torchio e al frantoio.

Ho dentro di me lo sfrigolio della pietra

arenaria venata di quarzo, o granito,

la macina fissa, quella mobile che ruotava

ad acqua, azionata da un canale,

o a sangue, mossa da un asino o un mulo,

con gli occhi bendati per non farlo impazzire:

così per anni ho visto i miei figli morire

e il tronco mi si svuotava e corde nodose 

hanno coperto la mia corteccia come rughe,

strazio linfatico, dolore vegetale.

Eppure è per loro che ho superato gli incedi e le gelate,

la fumaggine, il cancro, l’occhio di pavone,

più volte sono incanutito per la calce spruzzata

per combattere la rogna, ho resistito

alla mosca olearia, non so se per il fuoco

acceso dal contadino agli alberi malati

o per l’arrivo sciamante della cincia bigia

che ne distrusse le larve e poi volò lontana.

Li ho visti rigenerati, brillare

sui glutei e le cosce delle schiave numìde,

sui pettorali e i tricipiti degli atleti,

negli occhi di chi si immergeva per scrutare i fondali,

vincendo l’astio e l’arsura del sale,

li ho visti scendere, goccia a goccia, scivolare

nella lucerna di chi piangeva un perduto.

In loro ho vissuto la mia trasformazione

e la memoria della colomba sulle acque pacificate,

e del mio ramo cinto sul capo di un saltatore…

Ricordo, per quella strana pietà minerale

che sale dalle radici fino al fiore.

Ma una sera ho visto qualcosa che superava

la mia memoria e la sopportazione,

e che mi ha schiuso la conoscenza degli umani

(le ancelle, le schiave, i lottatori, i volti impressi

nelle lucerne, i vivi e i trapassati):

quando sudò e pianse stille di sangue,

sotto di me, abbracciato ai miei piedi:

per lui piango e godo per loro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...