dai diamanti non nasce niente

In via del Campo nascono i fiori by Rossella Bianchi Imprimatur 2014

downloadLa lettura condivisa in essere oggi su Twitter con @CasaLettori di “Sotto le ciglia chissà”, nato da pochi giorni per i tipi della Mondadori e frutto di anni di lavoro da parte dell’editore sulle carte dell’archivio di Fabrizio De Andrè, sta creando nella mia testa e nella mia pancia una tempesta di immagini e sensazioni. Dall’infanzia, quando la voce fonda e sensuale del cantautore usciva dalla radio portatile Grundig, quella con frontale in listarelle di legno e antenna telescopica con la punta a bottone un po’ storta per il peso del cocorito, che nelle sue ore di libertà vi si andava a riposare. E poi adolescente, le serate in collina intorno ai falò della prima e dell’ultima luna d’estate, o in spiaggia a godersi il tepore della sabbia còrsa o (allora) jugoslava, lo sciabordare del mare e delle onde della chitarra che maltrattava ora De Andrè ora Vecchioni ora De Gregori. E poi …

…ma non sono qui a fare l’amarcord della mia vita, quanto piuttosto per ricordare un incontro accaduto due anni fa, un incontro inaspettato, avvenuto muovendosi per hyperlink come si fa su internet: il titolo e poi lo sguardo di Rossella, quello sguardo di chi di vita ne ha vista tanta, la sinossi, l’intervista, tre click e via del Campo era nel mio reader.

Rossella, la sua non è certo la vita che si sogna da bambini, né quella che una madre desidera per il figlio o un padre auspica per la figlia. Rossella, indotta a rifugiarsi in via del Campo, nel cuore del centro storico di Genova, nel cuore di un’epoca in cui la tolleranza non era tollerata. Nel cuore degli anni in cui essere diversi era una condanna, era “il dramma di non essere accettato dalla tua famiglia, dalla società, la frustrazione di vederti rifiutato un lavoro al quale avresti diritto, la persecuzione e la fame”. Nel cuore degli anni in cui la propria diversità dai canoni della società, veniva vissuta con la frustrazione e l’esasperazione di chi sfida i luoghi comuni, con la sfrontatezza di chi scandalizza il perbenismo per potere affermare la propria identità.

Ma De Andrè era un artista, un artista vero e via del Campo la conosceva bene, non aveva paura del mondo, lui.

E così come De Andrè, con semplicità e acuta sensibilità riesce a raccontare il ghetto, la sofferenza l’umiliazione e la bellezza senza ipocrisia del sorriso e dello sguardo di chi non può essere altro se non ciò che è, così Rossella con il suo linguaggio spontaneo, mai volgare a dispetto dei contenuti, mai compiaciuto ma discreto e delicato, racconta con chiarezza anche gli episodi più scabrosi della sua vita di abusi, eccessi e ribellioni. Uno stile lineare che non tralascia dolore e frustrazione, che non esalta le piccole vittorie e non rinnega le grandi sconfitte, che si permette balzi temporali propri del genere e qualche refuso un po’ grossolano che lascia intuire un editing non raffinatissimo.

Ma è la passione per la vita e la determinazione nel rincorrerla, afferrarla, amarla, ciò che salva Rossella, che salva la sua dignità di persona anche nelle umiliazioni più soffocanti. Quella passione che o nasce con la persona o difficilmente la si può imparare. O la si asseconda, correndo tutti i rischi che ciò comporta, oppure la si osserva, la si rifugge, se ne ha paura mantenendo sempre un passo ponderato, trattenuto, restando sempre un passo dietro la vita. Ma allora no, senza passione, quali che siano le scelte giuste o sbagliate, senza passione non c’è Vita, quella che fa vivere, vivere da morire. Quella che ti fa riparare in un ghetto per disperazione e ti fa poi restare per scelta.

Maria Luisa Paolillo
QFS_mlp

 

 

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